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		<title>Il volto di Leonardo: tra aneddoti e scienza</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 17:05:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulialasen</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leonardo da Vinci]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo da Vinci; Autoritratto]]></category>

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		<description><![CDATA[Ultimanente le mostre dedicate a Leonardo si susseguono senza sosta. Dopo aver visitato la mostra della National Gallery di Londra noi di Leonardoamilano non potevamo perdere l’occasione di “guardare” negli occhi Leonardo da Vinci. Stiamo parlando infatti del famoso autoritratto &#8230; <a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/2012/03/21/il-ritratto-di-leonardo-tra-aneddoti-e-scienza/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[</p>
<p><div id="attachment_754" class="wp-caption alignleft" style="width: 263px"><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/03/autoritratto-Leo.jpg"><img src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/03/autoritratto-Leo-253x300.jpg" alt="" width="253" height="300" class="size-medium wp-image-754" /></a><p class="wp-caption-text">Autoritratto di Leonardo</p></div><br />
Ultimanente le mostre dedicate a Leonardo si susseguono senza sosta. Dopo aver visitato <a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/2012/02/13/leonardo-da-vinci-alla-national-gallery-di-londra-la-nostra-recensione/" target="_blank">la mostra della National Gallery</a> di Londra noi di <a href="http://www.leonardoamilano.org/index.php" target="_blank">Leonardoamilano</a> non potevamo perdere l’occasione di “guardare” negli occhi Leonardo da Vinci. Stiamo parlando infatti del famoso <strong>autoritratto di Leonardo</strong>, conservato presso la Biblioteca Reale di Torino, ed esposto al pubblico in via straordinaria in occasione della mostra “<a href="http://www.leonardoallavenariareale.it/" target="_blank">Leonardo &#8211; Il genio, il mito</a>”, conclusasi lo scorso febbraio 2012. </p>
<p>Prima di parlare dell’opera ci piacerebbe raccontarvi però qualche aneddoto curioso che abbiamo scoperto leggendo il catalogo della mostra. </p>
<p><strong>Perchè Torino?</strong><br />
Ci si potrebbe chiedere innanzitutto come mai il ritratto sia a Torino dato che Leonardo non risulta aver mai lavorato in questa città. L’autoritratto, insieme ad altri disegni,  sia di Leonardo che di altri famosi artisti italiani e stranieri, fu infatti <strong>acquistato dal re Carlo Alberto</strong> nel 1839 per la cifra di 50.000 lire entrando così a far parte delle raccolte della Biblioteca Reale da dove non si è poi più mosso. Spulciando poi negli archivi della biblioteca è emerso un resoconto di Mario Zucchi, all’epoca vice bibliotecario, dove si racconta che gli anni 1929 &#8211; 1930 furono particolarmente problematici: un direttore ammalato, un impiegato poco competente di tecnica libraria e archivistica e per giunta spesso assente o malato. </p>
<p>A questo, sempre stando al resoconto di Zucchi,  “si viene per giunta introducendo in biblioteca elementi femminili irresponsabili. La biblioteca tende a trasformarsi così gradatamente per l’azione di questi elementi, in un salotto, le cui pareti vengono ornandosi dei migliori disegni , tolti dalla vecchia raccolta e incorniciati in una funebre cornice di nero. Persino il famoso autoritratto di Leonardo da Vinci, sottratto alla sua gelosa custodia, viene chiuso in una modesta cornice ed <strong>esposto ai bei raggioni di sole</strong>, che entrano a fasci, di primo mattino, dalla finestra di fronte.”<br />
<div id="attachment_762" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/03/Biblioteca_Reale-Torino-Italy.jpg"><img src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/03/Biblioteca_Reale-Torino-Italy-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-762" /></a><p class="wp-caption-text">Biblioteca Reale di Torino</p></div><br />
Si vede che a queste signore il ritratto piaceva e volevano poterlo ammirare ogni giorno&#8230;con sommo orrore del povero bibliotecario. E’ anche giusto notare però che la sensibilità verso la  conservazione delle opere d’arte varia nel tempo. Basti pensare al dipinto del Cenacolo oggi privato dei piedi di Gesù perchè nel XVII secolo fu deciso che era più importante aprire una porta per collegare il refettorio alle cucine del convento. </p>
<p><strong>E’ davvero il volto di Leonardo?</strong><br />
Ma cosa sappiamo effettivamente di questo disegno, al di là di qualche divertente aneddoto? Come capita spesso nel mondo dell’arte, <strong>non sempre c’è unanimità di pareri</strong> tra i massimi esperti quando si tratta di attribuire un’opera ad un autore. Anche per questo disegno c’è stato chi ne ha prima messo in dubbio la stessa attribuzione a Leonardo come esecutore, una teoria oggi definitivamente abbandonata. Altri studiosi invece concordano che sia un’opera di Leonardo ma non un autoritratto. Si tratterebbe piutottosto di uno studio di una testa d’uomo, forse uno studio preparatorio per qualche personaggio per un quadro. </p>
<p>Chi sostiene che non si tratti del volto di Leonardo afferma che Leonardo, in età avanzata, quale quella dell’uomo ritratto, non sarebbe stato in grado di disegnare con una tale sicurezza di stile. Il ritratto risale infatti al 1515 &#8211; 1517 circa, cioè quando <strong>Leonardo aveva più di 60 anni</strong>. Viene poi aggiunto il fatto che l’aspetto fisico di Leonardo non corrisponderebbe ad altre testimonianze dell’epoca in quanto barba e capelli lunghi non erano di moda.</p>
<p>Nel catalogo della mostra, Paola Salvi, docente presso l’Accademia di Brera e tra i curatori della mostra, affronta questo tema smontando ad una ad una queste tesi. Esistono infatti altri disegni di Leonardo sicuramente contemporanei all’autoritratto e coincidenti con quello stile. Quindi, <strong>Leonardo</strong> avrà anche avuto i suoi anni ma <strong>sapeva ancora disegnare bene</strong>. Per quanto riguarda la <strong>capigliatura</strong>, ci sono varie testimonianze che confermano questo peculiare aspetto di Leonardo, quasi un <strong>vezzo di eccentricità</strong> rispetto a quella che era la norma per gli uomini del tempo. Oppure è legittimo sostenere che Leonardo si sarebbe potuto far crescere la barba, secondo le convenzioni dell’epoca, dopo la morte del padre avvenuta nel 1504.</p>
<p><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/03/dettaglio-occhi-Leo.jpg"><img src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/03/dettaglio-occhi-Leo.jpg" alt="" width="565" height="167" class="aligncenter size-full wp-image-748" /></a><br />
Nel disegno di Leonardo il viso è posto di tre quarti verso destra (per chi osserva) e lo sguardo sembra puntare nella stessa direzione. Concentrando però l’attenzione sugli occhi si può notare che <strong>le pupille</strong> sono ruotate verso destra (per chi osserva) e si collocano quindi nella posizione naturale degli occhi di una persona, che in quella posizione, si guardi allo specchio, cosa appunto necessaria per un artista che voglia farsi un autoritratto. La prof.ssa Salvi spiega infatti che il centro della pupilla del disegno è in asse con l’occhio di chi si trova a guardare il foglio tenendolo di fronte a sè e perpendicolare a terra, <strong>la posizione quindi naturale per un autoritratto</strong>. Leonardo si era occupato anche di ottica proprio perchè secondo la sua visione artistica <strong>l’occhio era lo strumento primo dell’esperienza</strong> per poter poi capire i meccanismi della natura. Lo stile del disegno combacia quindi con gli studi di Leonardo sull’occhio umano, ne sembra quasi la naturale applicazione. Ecco quindi un altro punto a favore della tesi “pro autoritratto”.</p>
<p><strong>Iconografia del volto di Leonardo</strong><br />
Nei secoli passati l’immagine più nota di Leonardo non era però quella dell’autoritratto ma quella che lo raffigurava con <strong>capelli e barba lunga</strong>, <strong>visto di profilo ed in età matura.</strong> Si tratta infatti dell’immagine proposta dal “<strong>disegno di Windsor</strong>”. Viene chiamato così perchè proviene dalla collezione della regina d’Inghilterra e perchè l’attribuzione non è certa. I curatori della mostra lo propongono come opera di Francesco Melzi, allievo di Leonardo. <div id="attachment_745" class="wp-caption alignright" style="width: 218px"><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/03/4-Francesco-Melzi-Ritratto-di-Leonardo.jpg"><img src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/03/4-Francesco-Melzi-Ritratto-di-Leonardo-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" class="size-medium wp-image-745" /></a><p class="wp-caption-text">Disegno di Windsor</p></div><br />
L’opera, eseguita nel 1518 circa sarebbe <strong>la copia di un perduto autoritratto in profilo di Leonardo</strong>, eseguito quando il maestro aveva circa 50 anni e oggi andato perduto. E’ comunque certo che nelle intenzioni dell’artista l’uomo rappresentato è Leonardo. Mettendo a confronto questo ritratto con l’autoritratto si vede che <strong>si tratta chiaramente della stessa persona</strong>: fronte, zigomi, taglio della bocca e andamento del naso coincidono. Anche l’ondulazione dei capelli e della barba sono identiche, fatto salvo un più che naturale diradamento dei capelli dovuto all’età, come si vede appunto nell’autoritratto dove Leonardo è più vecchio di circa 15 anni rispetto al disegno di Windsor.<br />
Il ritratto eseguito dal Melzi ha avuto grande fortuna inconografica tanto da diventare per così dire l’immagine ufficiale di Leonardo che poi altri autori hanno riprodotto. L’aspetto ieratico e un po’ da “vecchio saggio” hanno sicuramente contribuito alla creazione del <strong>mito di Leonardo</strong>. Lo rappresenta così anche Raffaello, che nell’affresco “la Scuola di Atene” dà <strong>il volto di Leonardo al filosofo Platone</strong>.<br />
<div id="attachment_765" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/03/Plato-raphael.jpg"><img src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/03/Plato-raphael-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-765" /></a><p class="wp-caption-text">Il filosofo Platone con il volto di Leonardo da Vinci</p></div></p>
<p><strong>E Leonardo da giovane com’era?</strong><br />
Alla Biblioteca Reale di Torino è conservato anche il “<strong>Codice sul volo degli uccelli e altre materie</strong>”, un manoscritto di Leonardo che analizza il volo degli uccelli in vista della costruzione di una macchina volante per l’uomo. Il manoscritto era esposto alla mostra di Torino ed aperto alle “pagine” 10 e 11. Fecendo bene attenzione, al di sotto degli appunti di Leonardo si scorge <strong>un piccolo disegno a sanguigna</strong>, cioè eseguito con una matita di ematite, un minerale di colore rosso. Solo negli ultimi anni, grazie ad innovative tecniche di grafica al computer, è stato possibile “far emergere”  il disegno e studiarlo, distinguendolo dagli appunti sovrastanti. <div id="attachment_752" class="wp-caption alignleft" style="width: 330px"><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/03/Leo-giovane.jpg"><img src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/03/Leo-giovane.jpg" alt="" width="320" height="282" class="size-full wp-image-752" /></a><p class="wp-caption-text">Disegno &quot;nascosto&quot; nel Codice del Volo </p></div></p>
<p>A gettare luce sul mistero ci ha pensato <strong>un video di Piero Angela</strong>, proiettato nella sale della mostra. Con l’aiuto dei RIS, il reparto investigativo dei Carabinieri (la versione nostrana di CSI, giusto per capirci), l’autoritratto di Leonardo è stato sottoposto ad un “<strong>lifting a computer</strong>” per eliminare i segni del tempo e distendere le rughe. Comparando poi parametri quali la distanza degli occhi, l’altezza della fronte, ecc. le due immagini ottenute risultano essere molto somiglianti. Con buona probabilità questo doveva quindi essere <strong>il volto di Leonardo da giovane!</strong></p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788836621965/leonardo-genio-mito.html" target="_blank">Acquista il catalogo della mostra</a></p>
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		<title>Leonardo da Vinci alla National Gallery: sguardi su una mostra</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 18:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Report di Stefania Boiano e Giuliano Gaia Potevamo noi di Leonardoamilano.org mancare alla mostra-evento degli ultimi anni su Leonardo da Vinci, “Leonardo, painter at the Court of Milan”, appena conclusa alla National Gallery di Londra? Certo che no, a costo &#8230; <a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/2012/02/13/leonardo-da-vinci-alla-national-gallery-di-londra-la-nostra-recensione/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><em><br />
Report di Stefania Boiano e Giuliano Gaia</em></em></p>
<p><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/02/1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-712" style="border-width: 1px; border-color: #eaeaea; border-style: solid; padding: 10px;" title="1" src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/02/1-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>Potevamo noi di <a href="http://www.leonardoamilano.org" target="_blank">Leonardoamilano.org</a> mancare alla mostra-evento degli ultimi anni su Leonardo da Vinci, “<a href="http://www.nationalgallery.org.uk/whats-on/exhibitions/leonardo-da-vinci-painter-at-the-court-of-milan" target="_blank">Leonardo, painter at the Court of Milan</a>”, appena conclusa alla National Gallery di Londra? Certo che no, a costo di dover affrontare code estenuanti alla caccia degli ultimi biglietti rimasti, dopo che quelli in vendita online sono spariti nel giro di poche ore. <img title="More..." src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" />Quando si fanno 6 ore di coda fermi nel vento ghiacciato di Trafalgar Square, ci si chiede continuamente se ne varrà la pena. La stessa domanda che si facevano tutti in quella coda lunghissima e ordinata, tra venditori ambulanti di caffè caldo e bagarini dalle facce truci che offrivano “Leonardo da Vinci tickets” a 50 o 100 sterline, contro le 16 del biglietto normale. <span id="more-617"></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-713" style="border-width: 1px; border-color: #eaeaea; border-style: solid; padding: 10px;" title="2" src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/02/2.jpg" alt="" width="630" height="228" /></p>
<p>Ebbene, dopo aver visto la mostra, la risposta non può che essere &#8220;Sì !&#8221; Valeva la pena di attendere ogni metro di quella penosa coda sottozero. Perché è stata <strong>una delle mostre più belle ed emozionanti</strong>, di quelle che capitano “una volta nella vita”, come molti in coda si ripetevano per resistere al freddo.</p>
<p><strong>IL RITRATTO DI MUSICO</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-725" style="border-width: 1px; border-color: #eaeaea; border-style: solid; padding: 10px;" title="musico_leonardodavinci" src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/02/musico_leonardodavinci.jpg" alt="" width="180" height="281" />La prima sala è dedicata al ritratto, e la star è il “Ritratto di Musico” della Pinacoteca Ambrosiana di Milano. La valorizzazione del Ritratto è una battaglia che noi di Leonardoamilano portiamo avanti da anni, organizzando ostinatamente visite guidate all’Ambrosiana per ricordare ai milanesi che abbiamo la possibilità di goderci un autentico “Leonardo da Vinci”, ingiustamente trascurato fino ad oggi, ma non per questo meno importante e affascinante. Fino all’arrivo di Leonardo imperava infatti il ritratto classico di profilo, astratto e freddo come una medaglia, ed ecco che Leonardo col musico compie una prima, importante rivoluzione: lo ruota verso lo spettatore, fissa gli occhi negli occhi, ci mostra l’anima di questo sconosciuto musico di corte e crea il primo dei suoi indimenticabili “sguardi”. Vedere il Musico finalmente valorizzato ci ha allargato il cuore e dato nuovo entusiasmo &#8211; organizzeremo presto altre visite guidate all’Ambrosiana per mostrare il Musico di ritorno dal trionfo di Londra, e forse stavolta i nostri concittadini capiranno il perché del nostro affetto per questo dipinto.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>LE DUE DAME<br />
</strong></span>La seconda stanza è da mozzare il respiro. Due ritratti, due donne dal fascino potente, forse due rivali, in ogni caso due capolavori. Da un lato <strong>la Dama con l’Ermellino</strong>, Cecilia Gallerani, la giovane amante del Moro, dallo sguardo sensuale rivolto verso un osservatore misterioso, forse il Moro stesso, mentre con la lunga mano accarezza un ermellino irrequieto. L’audioguida la definisce “un ritratto che fa innamorare”, ed è vero, il misto di sensualità e innocenza che traspare dal dipinto è davvero ammaliante. E dall’altro lato della sala, come in un ring, la seconda donna, <strong>la Bella Ferronière</strong>, secondo gli organizzatori il ritratto di Beatrice d’Este, la moglie del Moro, donna di rara intelligenza, moglie sposata senza amore, ma che il Moro rimpiangerà amaramente dopo averla perduta. Altri studiosi invece identificano la misteriosa dama con Lucrezia Crivelli, un’altra amante del Moro, successiva a Cecilia Gallerani.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-715" style="border-width: 1px; border-color: #eaeaea; border-style: solid; padding: 10px;" title="dama_ermellino_belle_ferroniere" src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/02/dama_ermellino_belle_ferroniere.jpg" alt="" width="630" height="457" /></p>
<p>Ciò che per noi conta però è che lo sguardo di Beatrice, o Lucrezia, in questa mostra di sguardi tocca altre corde, è più maturo, più profondo, forse triste, in ogni caso penetrante, perché invece che guardare chissà dove come la giovane rivale, si fissa sullo spettatore, che quasi si vergogna di essersi lasciato ammaliare dalla grazia sensuale ma forse un po’ vuota della Dama con l’Ermellino. Interpretazioni fantasiose? Probabilmente&#8230; ma questo è il bello di Leonardo. I suoi personaggi sono così vivi, umani e magnetici che ognuno li riempie dei propri significati, come solo ai grandi classici può accadere.</p>
<p><strong>IL SAN GEROLAMO</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-722" style="border-width: 1px; border-color: #eaeaea; border-style: solid; padding: 10px;" title="sangerolamo_leonardodavinci" src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/02/sangerolamo_leonardodavinci.jpg" alt="" width="180" height="281" />La terza sala si apre con il San Gerolamo della Pinacoteca Vaticana, che essendo non finito e giovanile è certo il meno spettacolare dei quadri di Leonardo presenti alla mostra. Qui però molto intelligentemente l’allestimento ha puntato sull’anatomia, affiancando al dipinto una serie di splendidi disegni anatomici che lasciano stupiti per l’eccezionale qualità di quelli che dovevano essere solo schizzi per uso personale.<br />
<strong></strong></p>
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<p><strong>LE DUE VERGINI</strong></p>
<p>Anche la quarta stanza è dedicata a due donne, o meglio alla stessa: <strong>La Vergine delle Rocce</strong>, di cui per la prima volta nella storia la mostra ha riunito la prima versione del Louvre e la seconda, quella della National Gallery. “<strong>Neppure Leonardo stesso ha mai visto le due Vergini insieme</strong>”, ha efficacemente promosso il marketing della mostra, visto che sono state dipinte a distanza di molti anni.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-717" style="border-width: 1px; border-color: #eaeaea; border-style: solid; padding: 10px;" title="verginedellerocce" src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/02/verginedellerocce.jpg" alt="" width="630" height="550" /></p>
<p>Anche se la Vergine delle Rocce non è il quadro più affascinante di Leonardo, certamente il poter paragonare le due opere mostra con assoluta evidenza il percorso interiore dell’artista e la sua incapacità di rifare due volte la stessa cosa, a causa della sua insaziabile curiosità e sete di novità. Non una stanza così emotiva, dunque, forse una stanza più didattica, ma in ogni caso assolutamente coinvolgente e spettacolare.</p>
<p><strong>I DUE SCOOP<br />
</strong>Come ogni grande mostra che si rispetti, anche quella della National Gallery doveva offrire uno scoop. In questo caso la sorpresa più ovvia sarebbe stata “un nuovo Leonardo” da affiancare a quelli canonici. I curatori dapprima lasciano aperto un dubbio, suggeriscono senza affermare, presentando come “forse di Leonardo, forse di un allievo” la “<strong>Madonna Litta</strong>”. Con grande intelligenza i curatori, presentando indizi pro e contro la paternità di Leonardo, lasciano il visitatore libero di farsi una sua opinione se la Madonna Litta sia o no di Leonardo. Per noi, non può esserlo: è piatto, ha colori un po’ lividi, un uso meno accorto della luce, e in generale non ha quella magia che pervade tutti i quadri in mostra.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-718" style="border-width: 1px; border-color: #eaeaea; border-style: solid; padding: 10px;" title="madonna_litta_salvador_mundi" src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/02/madonna_litta_salvador_mundi.jpg" alt="" width="630" height="464" /></p>
<p>Ma il vero scoop è un altro: in mostra per la prima volta: il “<strong>Cristo Salvator Mundi</strong>”, e questo è davvero un Leonardo da Vinci, affermano i curatori. E a pelle lo diremmo anche noi. E’ splendido, leggermente triste e dolce al tempo stesso, con una luce morbida e dettagli curatissimi come la sfera trasparente e piena di riflessi, e infine trasmette una curiosa e indefinibile sensazione di familiarità, come di un lontano fratello mai conosciuto che si incontra per la prima volta.</p>
<p><strong>IL CENACOLO</strong><br />
Eravamo curiosi di vedere come una mostra su “Leonardo pittore a Milano” potesse superare il problema di non poter mostrare il vero capolavoro del periodo milanese di Leonardo, il Cenacolo. Ebbene, il problema è stato risolto brillantemente esponendo la copia del 1520 del Giampietrino dell’Ultima Cena, in prestito dalla Royal Academy of Arts. E’ stata una mossa azzeccata per molti motivi: si tratta di una delle prime copie dell’Ultima Cena, in grado quindi di avvicinarci alla versione originale di Leonardo prima degli innumerevoli restauri e danneggiamenti, ci mostra alcuni dettagli perduti nell’originale, come gli elaborati sandali del Cristo, ed è imponente e maestosa come il vero Cenacolo, sia nelle dimensioni, sia nell’allestimento, essendo stata messa alla stessa altezza dell’originale.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-719" style="border-width: 1px; border-color: #eaeaea; border-style: solid; padding: 10px;" title="cenacolo_milano" src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2012/02/cenacolo_milano.jpg" alt="" width="630" height="309" /></p>
<div class="mceTemp mceIEcenter">
<p style="text-align: left;"><strong>Cosa ci resta dentro</strong>. Ci occupiamo di Leonardo da diversi anni, eppure abbiamo avuto la sensazione di averlo capito davvero solo dopo questa mostra. Solo vedendo i suoi capolavori uno dietro l’altro, associati agli schizzi e ai disegni, abbiamo infatti potuto davvero “sentire” la sua ricerca incessante, il suo desiderio di migliorare, la sua puntigliosità nel fotografare la realtà, i suoi sogni irrealizzati e la sua grandezza inarrivabile. Mostre come questa o quella sul Caravaggio al Quirinale nel 2010, per quanto pompate dal marketing e dalla celebrità dei nomi in gioco, sono comunque momenti insostituibili di incontro personale con l’artista. Non c’è folla o coda o commercializzazione che possano impedire di essere toccati dall’arte, quando è così grande arte.</p>
<p style="text-align: left;"><em><br />
</em></p>
</div>
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		<title>Pixar: matite, pastelli colorati, colori a olio e tempera …e solo alla fine pixel</title>
		<link>http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/12/22/pixar-matite-pastelli-colorati-colori-a-olio-e-tempera-%e2%80%a6e-solo-alla-fine-pixel/</link>
		<comments>http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/12/22/pixar-matite-pastelli-colorati-colori-a-olio-e-tempera-%e2%80%a6e-solo-alla-fine-pixel/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 22:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulialasen</dc:creator>
				<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[Invisiblestudio]]></category>
		<category><![CDATA[John Lasseter]]></category>
		<category><![CDATA[Malta Culture Guide]]></category>
		<category><![CDATA[Pixar]]></category>

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		<description><![CDATA[Se pensate che i film di animazione digitale siano realizzati da qualche sorta di nerd incollato al computer, sappiate che questa è solo una mezza verità, come ha raccontato John Lasseter, direttore artistico di Pixar, in un incontro pubblico, organizzato &#8230; <a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/12/22/pixar-matite-pastelli-colorati-colori-a-olio-e-tempera-%e2%80%a6e-solo-alla-fine-pixel/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[</p>
<p> <div id="attachment_601" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/12/john-lasseter.jpg"><img src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/12/john-lasseter-300x199.jpg" alt="John Lasseter" width="300" height="199" class="size-medium wp-image-601" /></a><p class="wp-caption-text">John Lasseter</p></div>Se pensate che i film di animazione digitale siano realizzati da qualche sorta di nerd incollato al computer, sappiate che questa è solo una mezza verità, come ha raccontato <strong>John Lasseter, direttore artistico di Pixar</strong>, in un incontro pubblico, organizzato da Meet the Media Guru lo scorso Novembre 2011 a Milano.  L’occasione era l’imminente inaugurazione della mostra <a href="http://www.mostrapixarmilano.it/" target="_blank">Pixar 25 anni di animazione</a> presso il Padiglione di Arte Contemporanea di Milano (23/11/2011 – 14/02/2012). Sicuramente molti già conoscono Pixar, ma per quanti navighino ancora nel buio si tratta della casa produttrice di film quali <em>Cars, Toy Story, Alla ricerca di Nemo</em> ecc.  E’ stata fondata nel 1986 da Steve Jobs (sì sì, proprio lo stesso della Apple) ed è oggi parte del Gruppo Walt Disney.<br />
<span id="more-577"></span><br />
Davanti ad una folla accorsa in massa &#8211; c’eravamo ovviamente anche noi di InvisibleStudio &#8211; John Lasseter ha raccontato il processo creativo che porta alla nascita di film di così grande successo. Bisogna innanzitutto avere <strong>una bella storia da raccontare</strong>, dei <strong>personaggi interessanti e convincenti</strong> con i quali il pubblico possa immedesimarsi ed <strong>inserire il tutto in un mondo credibile</strong>, anche se non necessariamente realistico.<a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/12/woman-watching.jpg"><img src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/12/woman-watching-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" class="alignright size-medium wp-image-595" /></a></p>
<p>Gli artisti di Pixar iniziano il loro lavoro partendo da “mezzi tradizionali” ossia dei semplici disegni su carta. Disegnano innanzitutto i passaggi fondamentali della storia che vogliono narrare e li dispongono su una lavagna, lo <strong>storyboard</strong>. Il processo creativo è per Pixar un’operazione collettiva dove tutti portano il loro input. I disegnatori creano infatti diversi storyboard che evolvono di volta in volta seguendo anche il feedback dei colleghi, prima di arrivare alla struttura definitiva. Anche i personaggi dei film nascono prima su carta come bozzetti, abbigliati in modo diverso, rappresentati con stili diversi, con tratti più o meno marcati, proprio come si fa quando per un quadro o una scultura si provano diverse composizioni dei personaggi e diverse espressioni del volto prima di arrivare all’opera finale. <strong>Bisogna infatti dare ai personaggi un’anima</strong>, un carattere ed una personalità proprio come i protagonisti di <em>Cars</em> che sono ben più di auto a cui sono stati disegnati gli occhi.</p>
<p><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/12/colourscript-Toy-Story.jpg"><img src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/12/colourscript-Toy-Story-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" class="alignright size-medium wp-image-597" /></a></p>
<p>Anche i colori hanno un ruolo importante soprattutto per comunicare le emozioni. Lo studio sui colori viene fatto attraverso <strong>colourscripts</strong>: disegni solo abbozzati e sfuocati nei dettagli ma dove sono state inserite combinazioni di colori diverse fino a trovare quella che funziona meglio.</p>
<p><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/12/iphoneappsketch.jpg"><img src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/12/iphoneappsketch-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" class="alignright size-medium wp-image-609" /></a>Di disegni e pixel se ne vedono tanti anche qui nell’ufficio di InvisibleStudio. Anche per il webdesign si parte infatti da carta e matita. Nella foto qui accanto si vede proprio la primissima bozza realizzata a mano e il risultato finale digitale della <a href="http://www.maltacultureguide.com/" target="_blank">Guida Culturale di Malta</a> realizzata per la Malta Tourism Authority. </p>
<p>Ma torniamo ai nostri amici della Pixar che come dicevamo producono centinaia di bozzetti, disegni di vario genere e modelli in 3D in resina dei vari personaggi. Queste opere vengono esposte per la prima volta in Europa proprio in occasione della mostra ora in corso al Padiglione di Arte Contemporanea e che ho avuto occasione di visitare lo scorso finesettimana. Si tratta di <strong>una mostra in un certo senso molto tradizionale e poco digitale</strong>, composta sostanzialmente da disegni incorniciati e appesi alle pareti, e teche con modelli in 3D dei vari protagonisti dei film. Il talento degli artisti di Pixar è però notevole e i disegni sono davvero molto belli.</p>
<p>La cosa più straordinaria che la mostra offre è però uno <strong>zootropio</strong>, un sistema che crea l’illusione di movimento utilizzando figure statiche. Si tratta del sistema che sta alla base del cinema di animazione. Ecco un breve <a href="http://www.youtube.com/watch?v=nKPtmXK--bA" target="_blank">video</a>  – vedere lo zootropio dal vivo è però molto più emozionante, si rimane incantati.</p>
<p>C’è poi l’<strong>Artscape</strong>: un’installazione video dove immagini dei disegni esposti vengono trasformate in 3D e animate in modo che lo spettatore possa capire il passaggio dal disegno iniziale al prodotto digitale che arriva poi sul grande schermo.<br />
<a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/12/monster.jpg"><img src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/12/monster-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" class="alignright size-medium wp-image-590" /></a><br />
La riflessione che si ricava da questa mostra è che le nuove forme di arte digitale non portano con sé la scomparsa di modi di espressione artistica più tradizionali ma anzi se vogliamo li arricchiscono con nuove forme espressive. Per concludere potremmo citare proprio <strong>John Lasseter: “L’arte sfida la tecnologia e la tecnologia ispira l’arte”</strong>.</p>
<p>Naturalmente quando visitate la mostra non potete mancare di farvi una bella foto con i protagonisti di Monster &amp; Co. !</p>
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		</item>
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		<title>Museums and Theme Parks. How can they cooperate?</title>
		<link>http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/12/15/museums-and-theme-parks-how-can-they-cooperate/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 19:59:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano Gaia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Museums]]></category>

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		<description><![CDATA[We were recently invited to speak at a quite intriguing conference in Rimini, Italy, called “Museums and Theme Parks -  a common planning”. The conference was held inside a Theme Parks Professional trade fair, the Park Show , and tried to &#8230; <a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/12/15/museums-and-theme-parks-how-can-they-cooperate/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[</p>
<p><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/12/Untitled-15.jpg"><img src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/12/Untitled-15.jpg" alt="" title="Untitled-15" width="150" height="150" class="alignleft size-full wp-image-574" /></a>We were recently invited to speak at a quite intriguing conference in Rimini, Italy, called “Museums and Theme Parks -  a common planning”. The conference was held inside a Theme Parks Professional trade fair, the <strong><a title="Park Show" href="http://www.factoedizioni.it/categorie.php?idCat=54&amp;idLingua=2" target="_blank">Park Show</a></strong> , and tried to create a bridge between two worlds who are often just competitors. Museum and theme parks in fact compete for the ever-shrinking free time of their visitors &#8211; sometimes even accusing each other of being boring (museums) or shallow (theme parks).<br />
<span id="more-554"></span></p>
<div id="attachment_558" class="wp-caption aligncenter" style="width: 810px"><img class="size-full wp-image-558" title="italiaminiatura" src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/12/italiaminiatura1.jpg" alt="" width="800" height="532" /><p class="wp-caption-text">Italia in Miniatura, theme park in Rimini</p></div>
<p>At the same time, in our opinion, museums and theme parks have plenty of potential space for collaboration. Theme parks know how to communicate and entertain people, while museums can offer scientific content and educational expertise. Parks are interested in some traditional museum audiences, such as older people and schools, while museums struggle to be attractive for teenagers who on the contrary love theme parks. Moreover, parks have economic resources and marketing expertise museums often lack.</p>
<p>Interestingly, at the conference there were no speakers  from “traditional” museums. On the museums side there was the <strong><a title="Scientific Imaginary" href="http://www.immaginarioscientifico.it/" target="_blank">Scientific Imaginary</a></strong>, a network of small science centers from the north-east of Italy, the <strong><a title="House of Butterflies" href="http://www.casadellefarfalle.it" target="_blank">House of Butterflies</a></strong>, and <strong>Unusual Museums</strong> (<a title="InsolitiMusei.com" href="http://www.insolitimusei.com" target="_blank">InsolitiMusei.com</a>), our no-profit network of small and, as the name implies, unusual Italian museums.</p>
<p>The exchange of ideas at the conference has been intense &#8211; all museums at the conference were privately owned,with no or limited public funding, so they shared with parks the experience of how difficult it is to compete in an open market and to have to rely on ticketing and visitor revenues to survive. On the other hand, parks are eager to be more open towards local cultural resources to attract visitors, especially tourists &#8211; for example an Italian theme park was planning to be part of a Hemingway itinerary, being inside an area where Hemingway used to live.</p>
<p>The conference organizers wanted to go beyond words and try something real. A jury selected three small museums and private collectors and offered them the possibility to show a selection of their objects inside a theme park for a 6 months-period, to experiment in the field how park audience can react to cultural contents. One of the winners was the <strong>Typewriter Museum</strong> in Milan, a member of our Italian Unusual Museums network (<a title="www.insolitimusei.com" href="http://www.insolitimusei.com" target="_blank">www.insolitimusei.com</a>). We are very curious to see how this experiment will go  &#8211; we’ll keep you posted, and we’d love to hear about your ideas and experiences on the broader subject of museums and theme parks collaboration.</p>
<h2>The director of the Typewriter Museum interviewed for InsolitiMusei.com</h2>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/40a6b1ODGl4" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p>Giuliano Gaia / Stefania Boiano<br />
<a href="http://www.invisiblestudio.it" target="_blank">www.invisiblestudio.it</a></p>
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		</item>
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		<title>Museums and Mobile Conference: highlights</title>
		<link>http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/11/21/museums-and-mobile-conference-highlights/</link>
		<comments>http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/11/21/museums-and-mobile-conference-highlights/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 10:48:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulialasen</dc:creator>
				<category><![CDATA[Digital Technology]]></category>
		<category><![CDATA[mobile app]]></category>
		<category><![CDATA[Museums]]></category>
		<category><![CDATA[iPhone apps]]></category>
		<category><![CDATA[mobile]]></category>
		<category><![CDATA[museums]]></category>
		<category><![CDATA[technology]]></category>

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		<description><![CDATA[On 25th Oct 2011 we joined an international community of other museum professionals to attend the online conference on Museums and Mobile, eager to find out about the latest trends and best practices in the use of mobile technologies in &#8230; <a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/11/21/museums-and-mobile-conference-highlights/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[</p>
<p><img src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/11/Untitled-12.jpg" alt="" title="Untitled-12" width="150" height="150" class="alignleft size-full wp-image-534" />On 25th Oct 2011 we joined an international community of other museum professionals to attend the online conference on <a href="http://www.museums-mobile.org" target="_blank">Museums and Mobile</a>, eager to find out about the latest trends and best practices in the use of mobile technologies in museums. </p>
<p>All researches and statistics are in fact unanimous in claiming that mobile access to internet and the use of smartphones are on the rise. Just to quote some figures as an example, in the UK  27% of adults and 47% of teenagers own a smartphone. The most popular applications are games, followed by music (Source: <a href="http://media.ofcom.org.uk/2011/08/04/a-nation-addicted-to-smartphones/" target="_blank">Ofcom Report</a>). The sector is clearly growing and it is very important for museums to keep the pace matching their core mission with the new visitors’ behavioral patterns and expectations.</p>
<p>Here you can read about some interesting projects which were presented at the conference.<br />
<span id="more-442"></span><br />
<strong>Tweet &amp; Grow, Kew Gardens &#8211; London</strong><br />
To celebrate the Summer Festival 2011 Kew Gardens staff came up with the idea of a mobile social game called “Tweet and grow”. The game could be played both online or via a smartphone app. The task was to nurture some plants featured at Kew Gardens. Success was rewarded with prizes to redeem when visiting the gardens. People could simply play but with a Twitter account they could access some extra features. In fact, exclusive codes were released every day via Twitter to unlock new content and give your plants a boost. Secret game levels and prizes were also available exclusively to Kew visitors during their trip to the Gardens.<br />
<a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/11/tweetgrow_glasshouse.jpg"><img src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/11/tweetgrow_glasshouse-300x189.jpg" alt="" width="300" height="189" class="alignright size-medium wp-image-455" /></a><br />
The project objective was to grow audiences and increase visitors’ footfall, targeting a young audience aged between 25 and 44 year old. The game represented also a design challenge. It needed to be delightful to play, set users a challenge, not too easy, not too hard but just right to keep them motivated to continue playing, and appeal to both men and women. To put it simply, the game was about growing  your virtual plants by providing them with the right mix of water, sun, heat etc. You were allowed a maximum of 25 ‘caring actions’ a day. This made sure that people kept playing and reflected also the fact in the real world it takes time for plants to grow.<br />
For this app Kew botanical experts worked along illustrators to ensure a realistic representation of stages of plant growth patterns and decay bearing in mind also audiences’ expectations and artistic license. </p>
<p>The results were quite significant: </p>
<ul>
<li>21,000 downloads to mobile phones;</li>
<li>24,000 plays;</li>
<li>32,000 website visits and 70,000 tweets. Twitter in particular had an increase of  5 – 10 % followers in addition to normal growth. </li>
</ul>
<p>Kew Gardens was also able to capture 3,000 new email addresses to follow up with new campaigns and newsletters.</p>
<p>Click <a href="http://www.kew.org/visit-kew-gardens/summer/tweet-and-grow/index.htm" target="_blank">here</a> to access the game homepage </p>
<p><strong>Giskin Anomaly, Balboa Park, San Diego, California</strong><br />
Balboa Park is a urban cultural park comprising 15 major museums, performing arts venues, beautiful gardens and the San Diego Zoo. Giskin Anomaly is a parkwide cellphone adventure game whose most “innovative” feature is that it can simply be accessed via any traditional cellphone. The intriguing premise of the game is that two fictional characters, Pandora and Drake, have stumbled upon a technology that detects “thought imprints”, hidden in the Balboa Park landscape. The two characters hold respectively a detector and a decoder to hear voices from the past. However, they do not trust each other, and thus communicate entirely via voicemail. </p>
<p>Each stake includes a phone number and 3-digit code that visitors can use to hear conversations between the two main characters, and hear tips as to where the next stake is placed. The game consists of seven episodes, each containing one orange marker on a cultural institution and four white ground markers. Each episode takes about 30 minutes to complete. The narrative is very immersive: visitors follow Pandora’s footsteps to key points in the park listening to voices from World War II while Drakes provides further insights and explanations.</p>
<p>We think this game is simply brilliant. In particular we love its retro-compatibility with an “old” and ubiquitous technology such as the traditional mobile phone.<br />
Further info <a href="http://www.balboapark.org/mobileapps">here</a></p>
<p><strong>Love Lace Exhibition App – Powerhouse Museum, Sydney</strong><br />
<a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/11/lovelace.png"><img src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/11/lovelace-300x146.png" alt="" width="300" height="146" class="alignright size-medium wp-image-458" /></a><br />
The Powerhouse Museum introduced QR codes for the first time in 2009 in the form of “extended object labels”. The idea was that visitors could simply scan the codes to access additional information on the exhibits directly on the museum website. Some relevant issues emerged from this early experiment. First of all visitors needed to have a QR-code-reader app already installed on their mobile devices; secondly some people found it hard to use this scanning up. On this respect you have also to bear in mind that in a gallery it is difficult to scan reliably given the mixed light conditions. Finally the URL associated with the QR code linked directly to a page on the museum website which was neither easy to navigate nor readable, having not been developed for internet browsing via mobile devices. </p>
<p>Recently the Powerhouse Museum has created a new app for the current exhibition Love Lace. The app, which features a built-in QR-code scanner, works both offsite and onsite. People can in fact use it at home as a reference catalogue to browse through the various exhibits and artists. Onsite visitors can instead scan the QR code labels using the built-in scanner and the app will open up directly at the relevant page, inside the app itself, with info on the exhibits and artists. </p>
<p>The results have been very positive not just in terms of audience satisfaction but also for the opportunities this technology has opened up. It is in fact possible to gain extraordinary insights into visitor’s behavior such as the most scanned exhibits. With the wifi tracking you can also get information on how people move in the various exhibition rooms and how long they  stop in front of an artwork. These data can clearly help establishing whether the content provided has been interesting or not for visitors and developing corrective strategies for future exhibitions.</p>
<p><strong>Rivera Court at the Detroit Institute of Art</strong><br />
Huge murals painted by Diego Rivera occupy the walls of an internal court at the Detroit Institute of Art. The artwork is dense of meanings, articulated in various panels up to the ceilings. It is generally perceived as quite complicated to understand for its symbolic references. It tends therefore to be overlooked by visitors who just walk through the court during their visit to the museum. To encourage visitors’ appreciation of this work, the Museum has developed a multimedia tour for iPad. This is not however an application available from the iTunes store. It can only be accessed directly at the Museum Information Desk by checking out for free an iPad where the app has been previously loaded.<br />
<div id="attachment_462" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/11/Rivera-Courtsouth.jpg"><img src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/11/Rivera-Courtsouth-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" class="size-medium wp-image-462" /></a><p class="wp-caption-text">Rivera Court</p></div><br />
Visitors’ feedback have been very positive. Evaluation of the project has also shown that people using the iPad tend to spend more time in the court engaging with the murals, compared to visitors having unmediated experiences, i.e. without using the iPad. It can therefore be claimed that the application has been successful in providing visitors with new and engaging content. </p>
<p>You can access an online version of this app <a href="http://www.acoustiguidetours.com/rivera/RIVERA_TOUR11-7.swf" target="_blank">here</a> and read a very enthusiastic review <a href="http://newmedia.nmu.edu/Articles_%26_News/Entries/2011/9/13_Going_Deep_With_Rivea.html" target="_blank">here</a>.</p>
<p><strong>Other resources</strong><br />
We would like to suggest the following book:<br />
<a href="http://www.amazon.com/Mobile-Apps-for-Museums-ebook/dp/B0055PDPCK" target="_blank">Mobile Apps for Museums: The AAM Guide to Planning and Strategy</a> by Nancy Proctor<br />
and this blog:<br />
<a href="http://mobileappsformuseums.wordpress.com/" target="_blank">Mobile Apps for Museums</a> </p>
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		</item>
		<item>
		<title>Musei e Parchi a tema: come collaborare?</title>
		<link>http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/11/14/musei-e-parchi-a-tema-come-collaborare/</link>
		<comments>http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/11/14/musei-e-parchi-a-tema-come-collaborare/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 13:06:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulialasen</dc:creator>
				<category><![CDATA[musei]]></category>
		<category><![CDATA[Museums]]></category>
		<category><![CDATA[parchi a tema]]></category>

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		<description><![CDATA[Cambiano i tempi e cambia anche il concetto di museo. Da qualche tempo si sente parlare di edutainment, neologismo che fonde i concetti di educazione (education) e intrattenimento (entertainment), un imparare divertendosi, approccio adottato da molti musei per quanto riguarda &#8230; <a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/11/14/musei-e-parchi-a-tema-come-collaborare/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Cambiano i tempi e cambia anche il concetto di museo. Da qualche tempo si sente parlare di <strong>edutainment</strong>, neologismo che fonde i concetti di educazione (education) e intrattenimento (entertainment), un imparare divertendosi, approccio adottato da molti musei per quanto riguarda le iniziative educative per adulti e ragazzi. </p>
<p><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/11/Logo-Mostra-convegno-Parco-Museo-Museo-Parco.jpg"><img src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/11/Logo-Mostra-convegno-Parco-Museo-Museo-Parco-300x244.jpg" alt="" width="300" height="244" class="alignright size-medium wp-image-427" /></a> Esiste però anche un altro modo di intendere l’edutainment, ossia una convergenza tra i luoghi del divertimento e quelli dell’educazione più formale, come può essere appunto il museo. Facto Edizioni, da anni specializzata nel mercato dei parchi divertimento, propone quest’anno il <strong>convegno Parco Museo – Museo Parco: progettualità condivisa</strong> (Rimini, 27 Novembre 2011, h15).<br />
<span id="more-407"></span><br />
L’evento si inserisce all’interno di Park Show International, la fiera delle attrezzature per i parchi divertimento (Rimini, dal 27 al 29 novembre).  L’obiettivo è quello di valorizzare anche economicamente le collezioni di privati cittadini e il patrimonio artistico culturale dei musei italiani, con particolare attenzione ai musei più piccoli, favorendo il travaso di competenze dalla gestione dei parchi a quella dei musei. </p>
<p>Il convegno affronterà i seguenti temi:
<ul>
<li><strong>Il museo itinerante</strong>: possibili forme di collaborazione tra musei e collezioni private da una parte e parchi di divertimento dall’altra, nella forma di mostre temporanee allestite all’interno dei parchi.</li>
<li><strong>Il museo del futuro</strong>. L’approccio esperienziale e nuove iniziative e modalità di allestimento museale: quando il museo si avvicina al concetto di parco.</li>
<li><strong>La comunicazione e la promozione</strong> dei musei attraverso i nuovi canali offerti dal web 2.0 </li>
</ul>
<p>Interverranno:
<ul>
<li>Dott. Enzo Moretto, direttore dei musei Butterfly Arc e Esapolis di Padova</li>
<li>Fabio Carniello, direttore del museo Immaginario Scientifico di Trieste</li>
<li>Massimiliano Freddi, direttore del parco Leolandia di Bergamo</li>
<li>Luciano Pareschi, direttore del parco Acqualandia di Jesolo</li>
<li>Giuliano Gaia e Stefania Boiano di InvisibleStudio, studio di comunicazione digitale specializzato in progetti culturali.</li>
</ul>
<p>
Per dare concreata applicazione a queste nuove proposte di collaborazione, Facto Edizioni ha indetto anche il <strong>concorso ‘Collezioni in Mostra’</strong>, una mostra-concorso di collezioni curiose e sorprendenti provenienti da musei e collezionisti privati che prevede, per le prime tre classificate, la possibilità di diventare attrazioni di grandi parchi internazionali per tutta la stagione 2012. La sezione espositiva sarà rivolta al pubblico della fiera, composto da proprietari, enti ed operatori di parchi e strutture per l’intrattenimento familiare e rappresenterà un’importante vetrina per tutti i musei e collezionisti che vogliono cercare il dialogo con questi nuovi interlocutori.</p>
<p> <a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/11/Logo_Collezioni.png"><img src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/11/Logo_Collezioni.png" alt="" width="257" height="213" class="alignright size-full wp-image-420" /></a></p>
<p>L’evento è supportato anche dalla nostra iniziativa <a href="http://www.insolitimusei.com" target="_blank"> InsolitiMusei.com</a>, il sito che raccoglie i musei più inaspettati e curiosi d’Italia.</p>
<p><strong>Informazioni Pratiche</strong><br />
Park Show International &#8211; Fiera di Rimini, 27 – 29 Novembre 2011<br />
Convegno Parco Museo – Museo Parco: progettualità condivisa ,  Fiera di Rimini , 27 Novembre 2011, h15</p>
<p><a href="http://www.factoedizioni.it" target="_bank"> www.factoedizioni.it</a><br />
<a href="http://www.parkshow.it" target="_bank"> www.parkshow.it</a></p>
<p><strong>La partecipazione al convegno è gratuita ma è necessaria la registrazione</strong> seguendo le istruzioni che trovate a questo <a href="http://www.factoedizioni.it/P/129/PARK-SHOW/CONVEGNI.html" target="_bank"> link</a> </p>
<p>L’ingresso alla fiera invece è a pagamento. E’ possibile tuttavia scaricare il biglietto d&#8217;ingresso ridotto offerto da Facto Edizioni, cliccando <a href="http://www.factoedizioni.it/P/128/Pagina-statica/.html" target="_bank"> qui</a> </p>
<p>L’evento è realizzato col patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, MIBAC. </p>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;eredità artistica di Leonardo</title>
		<link>http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/09/01/leredita-artistica-di-leonardo-2/</link>
		<comments>http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/09/01/leredita-artistica-di-leonardo-2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 14:44:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulialasen</dc:creator>
				<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo da Vinci]]></category>

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		<description><![CDATA[L’altissima qualità artistica delle opere di Leonardo è ormai ampiamente riconosciuta. Capita quindi di chiedersi come mai tra gli artisti che frequentarono il maestro e che vissero negli anni immediatamente successivi alla sua morte non sia emersa nessuna personalità veramente &#8230; <a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/09/01/leredita-artistica-di-leonardo-2/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">L’altissima qualità artistica delle opere di Leonardo è ormai ampiamente riconosciuta. Capita quindi di chiedersi come mai tra gli artisti che frequentarono il maestro e che vissero negli anni immediatamente successivi alla sua morte non sia emersa nessuna personalità veramente innovativa e geniale come lo era stato Leonardo stesso. A questa domanda ha cercato di rispondere <strong>Stefano Zuffi</strong> nell’incontro &#8220;Il naturalismo lombardo intorno a Leonardo&#8221; tenutosi il 27 luglio 2011 presso il Museo Diocesano di Milano.</p>
<div id="attachment_357" class="wp-caption alignright" style="width: 188px"><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/09/Leda_Melzi_Uffizi1.jpg"><img class="size-medium wp-image-357" src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/09/Leda_Melzi_Uffizi1-178x300.jpg" alt="" width="178" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Leda con il cigno (copia da Leonardo). Autore: Francesco Melzi</p></div>
<p dir="ltr">I pittori che si sono più direttamente ispirati a Leonardo ed hanno imitato lo stile del maestro sono noti con il nome di ‘<strong>Leonardeschi</strong>’. Tra i più importanti possiamo ricordare<strong> De Predis, Melzi e Luini</strong>. Questi artisti vengono tuttavia considerati per lo più come degli “imitatori” e le loro opere se pur di alta qualità non possono certo essere paragonate ai lavori di Leonardo. L’eredità artistica di Leonardo sembra quindi essere caduta nel nulla tant’è che nessuno dei suoi allievi fu in grado di superare il maestro.</p>
<p dir="ltr"><span id="more-355"></span></p>
<p dir="ltr">Nei suoi appunti Leonardo scriveva “<strong>nessun pittore deve mai imitare la maniera degli altri</strong>”. Si capisce quindi il dilemma che i Leonardeschi si trovavano ad affrontare. Da un lato era per loro poco nobile imitare il maestro ma allo stesso tempo era impossibile non farlo. A favore dei ‘leonardeschi’ va infatti riconosciuto che Leonardo fu un artista così originale che di fatto era un compito molto arduo riuscire a superarlo proponendo qualcosa di veramente nuovo.</p>
<p>Il modo tradizionale di lavorare all’epoca era quello della <strong>bottega</strong> dove più<br />
artisti collaboravano seguendo delle tecniche collaudate. La bottega<br />
rappresentava infatti una forma primitiva di approccio ‘industriale’ alla<br />
produzione artistica: si trattava sostanzialmente di una piccola azienda<br />
strutturata in senso gerarchico. Il capobottega, come fu ad esempio Verrocchio<br />
presso il quale studiò Leonardo, supervisionava il lavoro dei suoi allievi e<br />
aggiungeva magari qualche tocco finale. Era inoltre l’unico responsabile di<br />
fronte alla committenza della qualità ed omogeneità dell’opera. Il committente<br />
pagava poi direttamente il capobottega anche se l’opera era magari stata<br />
eseguita per il 90% da allievi.</p>
<p>Leonardo, insieme a Michelangelo, rappresentava invece l’eccezione alla norma. Se da un<br />
lato Leonardo ebbe sicuramente degli allievi che vissero anche a stretto contatto con lui come appunto Francesco Melzi e il Salai, non si trattò però mai di una bottega nel senso proprio del termine.<strong> Leonardo lavorava anzi sostanzialmente da solo</strong>, seguendo i suoi tempi. E’ ben noto infatti che quando lavorava al Cenacolo Leonardo alternasse momenti di intenso lavoro a periodi durante i quali non dava una singola pennellata per giorni. Leonardo non adottò mai un approccio ‘aziendale’ nella sua attività pittorica ma seguiva semplicemente i tempi del suo istinto creativo. Questo spiega perché realizzò veramente poche opere di pittura, se poi consideriamo quelle effettivamente finite, il numero scende ancora.</p>
<div class="mceTemp">
<div id="attachment_365" class="wp-caption alignright" style="width: 230px"><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/09/Bernardino_Luini_madonna_del_roseto1.jpg"><img class="size-full wp-image-365" src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/09/Bernardino_Luini_madonna_del_roseto1.jpg" alt="" width="220" height="241" /></a><p class="wp-caption-text">Madonna del Roseto. Autore: Bernardino Luini</p></div>
</div>
<p>Ben diversa è la situazione di <strong>Bernardino Luini</strong>, probabilmente il migliore tra i pittori ‘leonardeschi’. Luini fu infatti un artista nel senso più tradizionale secondo quella che era la prassi dell’epoca. Fondò infatti una bottega ed ebbe degli allievi. Questo<br />
atteggiamento imprenditoriale gli permise di produrre moltissime opere. A questo punto si può quindi facilmente capire perché di un genio artistico come Leonardo siano giunte a noi solo poche opere mentre per un pittore minore, per quanto di talento, come il Luini disponiamo di un gran numero di quadri.</p>
<p dir="ltr"><strong>Il Ducato di Milano nel 1500</strong></p>
<p dir="ltr">Infine è opportuno tenere in considerazione anche la situazione politica di quello che era il Ducato di Milano all’epoca. <strong>Dopo la caduta di Ludovico il Moro, gli anni della dominazione francese furono infatti un periodo cupo sia politicamente che culturalmente.</strong> Di fatto il Ducato di Milano era terra di conquista. La zona orientale della Lombardia era invece sotto l’influenza dei Gonzaga con capitale Mantova che godeva di una certa stabilità politica. Le zone di Bergamo e Brescia erano invece sotto l’influenza di Venezia.</p>
<p dir="ltr"><strong>All’inizio del 1500 l’influsso leonardesco in pittura era quindi uno dei tanti disponibili</strong>. La scuola veneziana era infatti capeggiata da <strong>Tiziano</strong> mentre a Mantova lavorava <strong>Mantegna</strong>. Tra i più importanti pittori lombardi dell’epoca possiamo ricordare <strong>Bramantino</strong>,  sono suoi i famosi  Arazzi Trivulzio, <strong>Gaudenzio Ferrari</strong> che realizzò molte delle statue e degli affreschi del Sacro Monte di Varallo, <strong>Giovan Antonio da Pordenone</strong>, attivo presso la cattedrale di Cremona e <strong>Romanino</strong>che nella stessa cattedrale realizzò il dipinto ‘La passione di Cristo’.</p>
<div id="attachment_383" class="wp-caption alignright" style="width: 262px"><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/09/parete-gaudenziana.jpg"><img class="size-medium wp-image-383" src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/09/parete-gaudenziana-300x227.jpg" alt="" width="252" height="193" /></a><p class="wp-caption-text">Affresco di Gaudenzio Ferrari - Santa Maria delle Grazie, Convento di Varallo Sesia</p></div>
<p dir="ltr">Nessuno di questi pittori imitava però Leonardo direttamente. Leonardo rappresentava un punto di partenza per il “senso del naturale”, l’idea cioè di dipingere ciò che si vede come ad esempio i moti dell’animo. Nel Cenacolo ciò che affascina è proprio il senso del naturale, il fatto che sembri vero.</p>
<p dir="ltr"><strong>I grandi maestri lombardi del 1500</strong></p>
<p dir="ltr">L’eredità artistica di Leonardo è sicuramente presente anche in altri grandi pittori venuti dopo di lui. Si tratta però sempre di riferimenti raffinati e mai di una semplice imitazione pedissequa. Ad esempio sulla tavola del Cenacolo troviamo la prima idea di natura morta, ripresa poi nelle composizioni di due grandi pittori lombardi, prima <strong>Arcimboldo</strong> e più tardi<strong> Caravaggio</strong>.</p>
<div id="attachment_371" class="wp-caption alignright" style="width: 239px"><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/09/Michelangelo_Caravaggio-santa-caterina.jpg"><img class="size-medium wp-image-371" src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/09/Michelangelo_Caravaggio-santa-caterina-229x300.jpg" alt="" width="229" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Santa Caterina. Autore: Caravaggio</p></div>
<p dir="ltr">Una delle cappelle di Santa Maria delle Grazie fu affrescata da Gaudenzio Ferrari ed un tempo ospitava “L’incoronazione di spine” di Tiziano, oggi al Louvre. E’ quindi molto probabile che proprio in questa chiesa e nell’annesso Cenacolo il giovane Caravaggio avesse potuto ammirare appunto le opere di Leonardo, Tiziano e Gaudenzio Ferrari rielaborando il loro stile per la creazione più tardi delle sue opere.</p>
<p dir="ltr">L’influsso Leonardesco è ad esempio sicuramente evidente nell’<strong>opera di Caravaggio  “Santa Caterina”</strong>. La torsione del busto e dello sguardo della santa rimandano infatti alla Dama con l’Ermellino, il ritratto che Leonardò fece a Cecilia Gallerani.</p>
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		<title>To Tweet or Not to Tweet: Social Media and Museums</title>
		<link>http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/07/08/to-tweet-or-not-to-tweet-social-media-and-museums/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 20:18:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Boiano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Museums]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[museums]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Thursday, 7 July 2011 &#8211; The Courtauld Institute of Art Speakers: * Katy Beale (Creative Producer at Culture Hack Day and freelance digital consultant) * Emma McLean (Digital Marketing Officer, National Maritime Museum, London) * Jesse Ringham (Digital Communications Manager, &#8230; <a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/07/08/to-tweet-or-not-to-tweet-social-media-and-museums/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[</p>
<p><em>Thursday, 7 July 2011 &#8211; The Courtauld Institute of Art</em> </p>
<p><strong>Speakers: </strong><br />
* Katy Beale (Creative Producer at <a href="http://culturehackday.org.uk/">Culture Hack Day</a> and freelance digital consultant)<br />
* Emma McLean (Digital Marketing Officer, <a href="http://www.nmm.ac.uk/">National Maritime Museum</a>, London)<br />
* Jesse Ringham (Digital Communications Manager, <a href="http://www.tate.org.uk">Tate</a>, London)</p>
<p><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/07/smmmuseum.jpg"><img src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/07/smmmuseum.jpg" alt="" title="smmmuseum" width="320" height="310" class="alignright size-full wp-image-295" /></a></p>
<p><strong>Overview</strong><br />
With the growing ubiquity and relevance of social media, this Exhibiting Research takes as its focus the relationship between museums and social media. Museum audiences increasingly rely on social media. Facebook, Twitter and blogs have become communication tools, allowing people to share events, to learn about forthcoming exhibitions, to access visitors’ information, and to leave comments.<br />
<span id="more-284"></span></p>
<p>Yet how does a museum handle these new technologies? What are a museum’s main aims in using social media tools? Where does the museum’s voice reside? Are social media tools useful for marketing, education or interpretation? What are the impacts of using social media?</p>
<p>******************<br />
<strong>SOCIAL MEDIA ARE EASY TO BE INTEGRATED</strong><br />
What is usually very difficult to achieve is to drive traffic from FB, Twitter, Youtube etc towards the website. In this sense the interesting thing are the plugins, the API etc offered by these platform, especially Facebook. Museums website are essentially a repository of heavy blocks of content, very clunky, where the main need is to present the collections and all is very formal in a curatorial language. Technically speaking museums websites are based on platforms hard to be modified, changed, enhanced &#8211; especially if one wants to build up community features &#8211; that’s why social media represent a key aspect of the museum communication, because they are easy to integrate into any clunky website and they are ready to be used to engage the audience. </p>
<p><strong>AUDIENCE</strong><br />
The other interesting aspect of social media is that it’s easy to identify different groups of audience and it’s easy to shift the communication from one group to another and experiment with them.<br />
The Tate fan page has an audience of which is more UK-based than international &#8211; this is because they want to get local people involved into their activity/events.<br />
The NMM has an international audience &#8211; but they find FB very useful when they need to push en event organized at the Museum&#8230;in that case the local audience interacts more.</p>
<p><strong>CURATORS</strong><br />
The new challenge now is to make curators interact with the audience directly on facebook. People want to communicate with them, because they are the masters of the subject and that’s the moment when people get engaged more and start to participate easily.<br />
Tate will start this experiment next month after the success they had with the exhibition “Gauguin”. In that occasion they tried an integrated communication between the curatorial blog and facebook/twitter posts. The participation, the engagement of the audience was so high that they sold out all the tickets for the exhibition. According to Jesse over the 80% of people would visit an exhibition if a friend recommend it. This means that once you are able to establish a relationship with your audience on facebook you can reach the goal of your marketing targets.<br />
But how to build this relationship? According to Jesse from Tate, the main element is “listening”.<br />
If they have been able to reach such a huge amount of fans is first of all because they listen, they ask people what they like, what they think, what they are into, what they expect from Tate. Their community is full of artists, based on this fact and on the answers they get from the posts Tate launches SM initiatives/activities&#8230;</p>
<p><strong>MARKETING</strong><br />
Remember that Social Media Marketing is different from standard marketing.<br />
Standard marketing is about selling, whilst SMM is about people engagement and interaction.<br />
When starting a marketing campaign to drive traffic towards a facebook page or towards the website is important to integrate every aspect. The campaign must include a bit of everything. If you have to launch an event don’t expect social media marketing do all the job for you! You have to use any online and offline marketing tools/methods if you want to spread the news and reach your goal.<br />
Keep a constant eye on the analytics. This will help you to understand how to identify audiences, how to calibrate your marketing campaign and, in general, which social media you should use and how.<br />
It’s all about building a relationship with the audience. Hence, a “like” on the page, a “comment” on YouTube, all has a value if it’s a contribution towards this relationship.</p>
<p><strong>COMMUNICATION VOICE</strong><br />
The best way to communicate is the personal one. If you talk under an impersonal name it will be difficult to establish a relationship with the audience. So the best way is to talk under your own name declaring somewhere that you work for a certain institution/museum. Everybody knows how difficult for a museum is to allocate time and money for paying someone in the staff who should specifically work on social media, so what happens is that usually the task is divided among different people of the staff. In this case you can openly write all the names of the people who are posting.<br />
Another extremely important element is moderation. Even though you will have different moderators, they should coordinate among them to make sure the tone of voice is consistent, personal, informal, warm and the audience is really feeling at ease.<br />
Whether you receive negative or positive comments, people want an answer, they absolutely expect that. </p>
<p>If we want to make a list of the main aspect of the social media communication we have to remember the following:</p>
<p><em>Be passionate. </em><br />
it’s the passion in your subject matter that will engage<br />
“It’s hard to convey passion in 140 characters on Twitter,” Hayzlett says, “but if you are consistent, people begin to see that you are deep, not shallow. That’s what small businesses have to do as well.”</p>
<p><em>Be authentic. </em><br />
If you want to build a relationship with your audience be authentic, transparent, personal and informal.</p>
<p><em>Don’t sell. </em><br />
Remember that art marketing is about storytelling.<br />
If you want to sell tickets and you say hey, I sell tickets! nobody will buy them.<br />
You have to talk about the content of what you are selling.<br />
Listen to those looking for advice about a specific subject and help them out.<br />
Your knowledge and honesty is what will give you an audience.</p>
<p><em>Always be marketing. </em><br />
As with any tool, social media needs to be studied, evaluated and put to use as part of a broader business plan. But remember: the time for doing it is now! </p>
<p><em>Don’t make false promises </em><br />
Don’t announce an event or something if you are not 100% sure. If you create a disillusion people won’t trust you.</p>
<p>Finally, a nice example of a Social Media application for museum: <a href="http://whenshouldivisit.iamdanw.com/">When Should I Visit</a> suggests you the least busy days to visit famous museums. The web application was made by Dan W. Williams at Culture Hackday 2011 with support from Pervasive Media Studio using data from Foursquare.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>24 hours without the media: a mission impossible?</title>
		<link>http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/06/30/24-hours-without-the-media-a-mission-impossible/</link>
		<comments>http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/06/30/24-hours-without-the-media-a-mission-impossible/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2011 14:02:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulialasen</dc:creator>
				<category><![CDATA[social media]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.invisiblestudio.net/blog/?p=260</guid>
		<description><![CDATA[The media and in particular the current digital revolution based on access to broadband and mobile internet are clearly changing the way we live. As such a cultural shift is happening right now, it is fairly difficult for researchers to &#8230; <a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/06/30/24-hours-without-the-media-a-mission-impossible/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[</p>
<div>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr">The media and in particular the current digital revolution based on access to broadband and mobile internet are clearly changing the way we live. As such a cultural shift is happening right now, it is fairly difficult for researchers to have reliable data to analyse the phenomenon and make any possible prediction on its long-term effects. However, an experiment conducted recently can shed some light on the topic.</p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/06/facebook-banned_t.png"><img class="alignright size-medium wp-image-267" src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/06/facebook-banned_t-300x171.png" alt="" width="300" height="171" /></a></p>
<p dir="ltr"><strong>Unplugged: the global media experiment</strong></p>
<p dir="ltr">In October 2010, Dr Roman Gerodimos from the Media School, University of Bournemouth, invited first-year students to take part in ‘Unplugged’, a global media experiment involving also students in Africa, Asia, Europe, and North &amp; South America.</p>
<p><span id="more-260"></span></p>
<p dir="ltr">Students were asked to prove their ability to <strong>spend 24 consecutive hours without the media</strong>. No internet, no Facebook, no emails, no newspapers or magazines, no TV or radio, no mobile phones, no iPods or iPads, no music, no films etc. Only books and landline telephones were permitted.</p>
<p dir="ltr"><strong>Results overview</strong></p>
<p dir="ltr">It proved to be definitely a survival exercise, a mission impossible to complete as some participants just caved in after few hours into the experiment. Students recorded their experiences online in <a href="http://blogs.bournemouth.ac.uk/unplugged/" target="_blank">short, blog-style essays</a>. A quick look at the blog entries can be revealing&#8230;</p>
<p dir="ltr">Almost all participants demonstrated a certain awareness of the difficulty of the task and the disruptions it was going to cause to their lives. Some students even set up automatic replies to their emails as they felt the urge to inform family and friends of the fact they were going to be ‘unplugged’ for 24 hours.</p>
<p dir="ltr">The inability to engage with the media made many ordinary tasks hard to complete. A common problem was waking up without using the alarm function built in mobile phones. Not having access to a mobile phone was also a reason of concern since many students did not know by heart their friends’ or family numbers in case of emergency.</p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/06/media-web.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-271" src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/06/media-web-300x215.jpg" alt="" width="300" height="215" /></a></p>
<p dir="ltr"><strong>Participants’ feedback</strong></p>
<p dir="ltr">However, many participants said the experiment was for them an eye-opening experience, making them aware of how much their lives are media-saturated. An anonymous participant wrote on the blog: “I felt shocked to notice the sheer volume that surrounds us; it was truly impossible to avoid [the media]”. They are, in fact, all around us: music played in shops, TV screens broadcasting news in public places, people on the bus or on the street are talking on their phones, housemates are watching TV, listening to music etc.</p>
<p dir="ltr">The impossibility to connect with other people for the duration of the experiment led inevitably to a feeling of isolation. On the one hand participants were not allowed to actively use those media and on the other hand it was impossible for them to share the same space with other people not taking part in the experiment. Moreover, the media appeared to offer people opportunities for conversations, i.e. discussing the latest episode of a TV series etc. Consequently those who hadn’t seen it were automatically cut off also from the opportunity to join a face-to face conversation.</p>
<p dir="ltr">This sense of isolation was particularly dramatic for some students. Katie Jones, 1st year Communication &amp; Media student, admitted that within an hour she started feeling extremely fidgety and restless. A similar experience was recorded by fellow student Sophie Stroud: “I am ashamed to admit that it was Facebook that I missed the most. I had never quite realized just how addicted I am to this particular site. My day was extremely different to the rest. I felt an uncontrollable urge to check my phone every 20 minutes or so”. <a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/06/no-tv.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-277" src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/06/no-tv-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" /></a></p>
<p dir="ltr">A narrative of addiction is what can be found also in Lottie Gross’ entry: “I was lonely, especially when my lectures were over. That was it. I had nothing else to distract me. […] It had been a full 15 hours without communication to the outside world when I finally caved in. […] It’s like some kind of disorder, an addiction. I became bulimic with my media; I starved myself for a full 15 hours and then had a full on binge. Emails, texts, BBC iPlayer, 4oD, Facebook… I felt like there was no turning back now, it was pointless. I am addicted, I know it, I am not ashamed” (Editor’s note: BBC iplayer and 4on demand are softwares to watch/download tv programmes on demand on the web, respectively from BBC and Channel 4).</p>
<p dir="ltr">Other students, however, managed to complete the task successfully. An unnamed participant admitted that despite feeling lost without mobile phone, there were also some positive effects, such as paying a lot more attention to others and not being as easily distracted. Unable to access her laptop, Kate Johnson, a student in English, attempted to fight boredom by visiting friends on campus.  She explained: “I felt as if I had been a lot more sociable than normal as instead of just texting somebody I was obligated to go and see them face to face. Once technology was taken away, communication became a lot more personal, intimate, sociable and overall more enjoyable”. Likewise, Claire Simpson affirmed that to be without the media is to be free of worries, while Kate Tusker found the whole experience quite refreshing.</p>
<p dir="ltr"><strong>What’s next?</strong></p>
<p dir="ltr">This research has focused on a very specific demographic, first year university students and not much is known yet on how other factors such as age, level of education and social class affect people’s engagement with modern media technologies. Nonetheless, the results of this experiment are going to offer food for thought.</p>
<p dir="ltr">The study conclusions with data from all the countries which took part in the experiment are available <a title="here" href="http://theworldunplugged.wordpress.com/" target="_blank">here</a>.</p>
<p dir="ltr">If you decide to attempt the experiment for yourself, let us know how you get on with it.</p>
</div>
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		<title>Liquid life and social media</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 09:03:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulialasen</dc:creator>
				<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[liquid society]]></category>
		<category><![CDATA[Zygmunt Bauman]]></category>

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		<description><![CDATA[When the English-Polish sociologist Professor Zygmunt Bauman gave a lecture in Padova on 27th May 2011, he was welcomed by a crowd eager to hear his point of view and suggestions on how best to navigate the complexities of modern society. The &#8230; <a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/2011/06/24/liquid-life-e-social-media/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>When the English-Polish sociologist <strong>Professor Zygmunt Bauman</strong> gave a lecture in Padova on 27<sup>th</sup> May 2011, he was welcomed by a crowd eager to hear his point of view and suggestions on how best to navigate the complexities of modern society. The lecture was part of the <a title="Segnavie Festival " href="http://www.segnavie.it/#" target="_blank">Segnavie Festival</a>, a series of talks with prominent speakers presenting their ideas on the most profound changes of our times.</p>
<div id="attachment_221" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/06/zygmunt-bauman-jpg.jpg"><img class="size-medium wp-image-221" src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/06/zygmunt-bauman-jpg-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Zygmunt Bauman</p></div>
<p>Professor Bauman expressed particularly significant and thought-provoking ideas about social media. One of the key concepts of his sociological research is that we live in a “liquid society”, where reality keeps changing at a very fast pace and individuals need to adapt quickly to survive.<br />
<span id="more-219"></span><br />
Societal changes require individuals to constantly re-negotiate their identities, how they define themselves and how they want to appear to the others. The fact that society is ‘liquid’ can be perceived both as positive and negative. On the one hand, it is exciting as individuals are given the opportunity to choose their course of life and become something different and better. On the other hand, future becomes completely unpredictable and things happen unexpectedly. This obviously generates great insecurity.</p>
<p>It is a struggle between freedom and security: they are two opposing aspects, both<br />
necessary in a society but which need to be combined and reconciled. Nowadays western societies experience an unprecedented degree of freedom: we are basically allowed to try everything. The price is, however insecurity and uncertainty.</p>
<p><strong>The notion of Belonging: past and present</strong></p>
<p>The need to belong is a fundamental one for human beings. While in the past we used<br />
to belong to a community, nowadays we belong instead to a network. The two are, however, very different. In a community individuals are offered the opportunity to belong while in a network they have to build their own web of relations, creating their own identity and sense of belonging.</p>
<p>In the past the community used to look after the individual offering him/her a secure place to belong to. This was, however, done at the expenses of freedom as the individual was expected to strictly obey the community rules. With networks individuals have instead much more freedom. <a href="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/06/liquid-life.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-236" src="http://www.invisiblestudio.net/blog/wp-content/uploads/2011/06/liquid-life-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a>They can choose who they want to be, shape their identity as they wish and build their network of relations accordingly. As already suggested, the price for this freedom is insecurity. Networks are, in fact, unstable and insecure as the relationships established can be broken easily. All relationships are good as long as they last, they are not a permanent bond.</p>
<p><strong>Facebook</strong></p>
<p>According to Bauman, Facebook is a gold mine based on fear of loneliness in a world made of fragile relations. This social network appears to be an answer to the fear of being rejected and refused. However, the sense of belonging Facebook offers differs greatly from the one offered by the community. Acutely Bauman describes the social network as ‘microphones in a confessional’. What people used to share just with close and trusted friends, is now shared with a much broader community where the relations are somehow less intimate.</p>
<p>In contemporary society the model of real existence is to be a celebrity featured in a glossy magazine. Making an clever joke, Bauman said that if Descartes were still alive, he would say “I’ve seen on TV what I am” rather than the original statement “cogito, ergo sum”. In this respect Facebook is a cheap and democratic version of the celebrity culture we see on TV. Not everybody has the opportunity to appear on TV and be seen by others but everybody can have a profile on Facebook and put himself/herself there for friends and contacts to look at you.</p>
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